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L’ossidiana del Monte Arci e le origini dell’attività estrattiva in Sardegna

Il massiccio montuoso del Monte Arci, di origine vulcanica, è situato nella parte settentrionale del Campidano e si eleva dalla piana dell’Oristanese come avanguardia di una zona montagnosa che culmina, verso est, nelle cime del Gennargentu. Si tratta quindi di una testimonianza delle più recenti fasi vulcaniche verificatesi sull’isola. Rioliti, andesiti, trachiti, basalti; ecco i vari ingredienti del substrato roccioso che fanno da base alle foreste di lecci che ricoprono i fianchi del massiccio.

Ossidiana Monte Arci

Ossidiana Monte Arci

Le colate ricche di silice hanno subito un raffreddamento improvviso al contatto con l’aria e hanno dato vita all’ossidiana, pietra di colore nero lucente, ampiamente utilizzata dai popoli arcaici.  Semplice dunque capire come la Sardegna non si sia improvvisata terra di estrazione mineraria in epoche recenti. Infatti già nel Neolitico, oltre 8000 anni fa, in questa zona comparvero le prime cave di ossidiana e si formò una vera e propria catena di produzione di utensili di vario tipo ma anche armi, sfruttando i bordi taglienti delle scaglie.

Attualmente i principali giacimenti di ossidiana sono quelli di Perdas Urias in territorio di Pau e Sonnixeddu in territorio di Masullas, nel versante orientale del monte. Nel versante occidentale quelli di Roja Cannas in territorio di Masullas, e Tzipaneas in territorio di Marrubiu.

Foto: www.parks.it Parco geominerario storico della Sardegna