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Gairo Vecchio, paesino fantasma abbandonato negli anni ’60

Gairo Vecchio è un paesino-fantasma, abbandonato negli anni ’60 e diventato oggi un attrazione turistica ricca di fascino. Il nome stesso porta il motivo dell’abbandono: significa infatti terra che scorre e fa riferimento alle precarie condizioni idro-geologiche.

Sorge sul pendio del monte Trunconi, sopra l’argine del Rio Pardu. Il piccolo centro fu colpito da numerose alluvioni, tra cui la più distastrosa nel 1951 ed è stato a più riprese minacciato da cedimenti del terreno, che hanno convinto gli abitanti a trasferirsi in un nuovo paese più a monte, chiamato Gairo Sant’Elena.

Questo vecchio abitato costituisce una testimonianza importante degli antichi insediamenti della Sardegna Centro Orientale: stradine strette e tortuose si alternano a strade carrabili in terra battuta; i dislivelli vengono superati da scale o viottoli pedonali. La maggior parte della case e delle costruzioni presenti sono realizzate in granito e scisto locali, tenuti insieme da fango o calce di malta e sabbia. La calce utilizzata veniva prodotta da un forno in località Taquisara, ancora visibile.

Contrariamente ad altri moduli urbani frequenti in Sardegna, qui non c’era distinzione di isolati e le case dei pastori sorgevano affianco a quelle dei contadini o degli artigiani: non c’erano pertanto zone ricche e zone povere e tutti si sentivano parte della stessa comunità. La casa tipica era formata dalla cucina, che dava direttamente sulla strada, dalle camere da letto al piano superiore e dal soffitto, che spesso nascondeva s’errili dove scaricavano le acque del tetto e ci si recava per i bisogni fisiologici. Se quest’ambiente non era presente ci si doveva recare addirittura al ruscello per andare al bagno.

 

 

Il tetto era in genere molto basso e si stava in piedi a stento; l’ambiente principale era la cucina, sede del lavoro diurno delle donne e dormitorio dei ragazzi e degli animali: il maiale, le galline e spesso anche le capre dormivano tutti insieme attorno al focolare. A volte veniva costruito anche un ambiente sotterraneo che serviva da magazzino e cantina.

Un tempo la zona era immersa in boschi di lecci, poi distrutti dai numerosi incendi che hanno messo a nudo la roccia sottostante. Camminando lungo i viottoli del paesino si ha l’impressione che il tempo si sia fermato e che gli antichi abitanti siano ancora lì da qualche parte a svolgere le loro incombenze quotidiane.

Come arrivare

Per raggiungerlo da Arbatax si prende SS198 in direzione Seui; è raggiungibile anche col bellissimo percorso del Trenino Verde che ferma a Gairo Taquisara e lo collega a Cagliari e Arbatax.