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Con Carlo Felice arrivò la prosperità dopo anni di crisi

Con Carlo Felice arrivò la prosperità dopo anni di crisiQuando la Pace di Utrecht assegnò la Sardegna nelle mani degli Austriaci (1713), i nobili di Sassari cercarono di mantenere privilegi e onoreficenze ricevuti durante la dominazione spagnola. Ma nel 1720 Vittorio Amedeo II, duca di Savoia e re di Sicilia, assunse anche il titolo di re di Sardegna: l’impatto tra la realtà sassarese e l’intransigenza piemontese non fu dei migliori.

Vittorio Amedeo II abdicò dieci anni dopo a favore di Carlo Emanuele III: il suo lungo regno (dal 1730 al 1773) diede nuova linfa vitale a una città annientata da tanti anni di malgoverno, dalla violenza e dalla crisi economica. Purtroppo, l’avvento di Vittorio Amedeo III comportò una riorganizzazione degli uffici governativi periferici e le nomine di nuovi funzionari, che fecero ripiombare Sassari nel caos, al punto che nel 1780 scoppiarono i tumulti: la popolazione, esasperata, assaltò il Palazzo del governatore, poi destituito dal suo incarico per ordine del re.

Ancora più infuocata fu la situazione a cavallo tra il 1794 e il 1796, quando un gruppo di nobili sassaresi tentò per l’ennesima volta di ottenere l’indipendenza da Cagliari. Ma non vi riuscirono. La situazione migliorò notevolmente (a Sassari come in tutta la Sardegna) sotto la guida di Carlo Felice, nel decennio tra il 1821 e il 1831. L’economia ricevette successivamente grandi benefìci dal miglioramento delle comunicazioni via mare (con i battelli a vapore che collegavano Porto Torres a Genova) e via terra (con le diligenze da Sassari a Cagliari e ritorno, ma anche con i lavori di costruzione della strada dedicata a Carlo Felice, oggi sostituita in molti tratti dalla Strada Statale 131).

Fu avviata in quel periodo anche l’espansione urbanistica al di fuori delle mura, di cui oggi rimangono soltanto alcune parti. I collegamenti su treno iniziarono, invece, nel 1872 sulla tratta Sassari-Porto Torres.