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Area archeologica di Neapolis, sito di grande interesse naturalistico

Area Archeologica di Neapolis ponte romano a SantaGiusta

Area Archeologica di Neapolis ponte romano a SantaGiusta

L’area archeologica di Neapolis si trova a circa 24 km da Guspini. Per arrivare si percorre la SS 126 fino al km 94, dove si prende la deviazione per Sant’Antonio di Santadi. Percorsi circa 15 km e si devia a destra in una strada che attraversa dei terreni agricoli e dopo circa 200 m ci si trova nell’area archeologica.

Il contesto ambientale in cui sorge il sito è di grande interesse naturalistico. È situato infatti in prossimità del sistema lagunare che comprende gli stagni di Marceddì, San Giovanni e Santa Maria, nella parte meridionale del golfo di Oristano. Le rovine di Neapolis (dal greco, città nuova) si trovano nella stessa area in cui sirge la chiesa di Santa Maria di Nabui (il toponimo ricalca il nome della città antica).

L’area portuale è stata frequentata sin dal Neolitico recente ma si hanno attestazioni di rilevo solo successive (Bronzo tardo e finale) che consistono nelle fondazioni di un nuraghe subito a est dello stagno di Santa Maria. In fase precoloniale, l’area venne frequentata da popolazioni orientali filistee o fenicie (gli studi sono tuttora in corso). La città punica di Neapolis venne fondata dai cartaginesi negli ultimi anni del VI secolo a.C.. Il porto della città era senz’altro comodo per l’imbarco delle risorse cerealicole provenienti dal Campidano e di quelle minerarie provenienti da Montevecchio.

L’assetto della Neapolis punica è difficilmente individuabile a causa della sovrapposizione delle strutture di età romana.
In età romana (a partire dal 238 a.C.) la città si espanse, raggiungendo l’estensione circa di 34 ettari, e vennero costruite grandi opere, come le Grandi Terme – trasformate in chiesa durante l’Alto Medioevo (Santa Maria di Nabui) – ,l’acquedotto, numerose cisterne e strade. A nord della città partiva la strada romana a Tibula Sulcis, di cui si vede ancora un lungo tratto.
Neapolis fu presumibilmente abbandonata a causa di invasioni moresche tra il VII e l’VIII secolo d.C..

 

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