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Il mito di Eleonora e l’importanza della Carta de Logu

Il mito di Eleonora e l'importanza  della Carta de Logu

Ugone III era un grande condottiero, ma il suo carattere autoritario e la sua grave sindrome depressiva, che nessun medico riuscì a curare, lo portarono ben presto in rotta di collisione con i nobili di Arborea, che fecero uccidere lui e la figlia Benedetta nel 1383. In quel periodo, la situazione economica del Giudicato non era più tanto florida, per via di lunghe e costose guerre, e il momento politico non facilitava gli accordi con le varie potenze d’Europa. Al posto di Ugone III fu nominato Federico Doria, figlio di Eleonora (sorella di Ugone III) e di Brancaleone Doria. Il bambino, nato da un matrimonio che aveva facilitato la pacificazione con la grande famiglia genovese dei Doria (che da Alghero si erano spostati a Castelsardo), non era ancora in grado di guidare il Giudicato. Così, sino al compimento della maggiore età, fu deciso di affidarne la reggenza a Eleonora, che in quel momento viveva a Genova con la famiglia.

Nominata Giudicessa, Eleonora tentò subito di riportare l’ordine nei territori del Giudicato, attraversando a cavallo buona parte della Sardegna e cercando di individuare i mandanti dell’omicidio di Ugone III. Da subito cercò anche di intavolare un rapporto diplomatico con Pietro IV d’Aragona, per arrivare a una pace onorevole. Ma il re aragonese la trattò con una certa diffidenza e come se non bastasse, ordinò l’arresto di Brancaleone Doria, che fu rinchiuso nel carcere della Torre di San Pancrazio, a Cagliari, presidiato dalle truppe aragonesi.

Questo episodio inasprì ulteriomente i rapporti tra il Regno di Aragona e il Giudicato di Arborea, per cui le trattative di pace furono lunghe e laboriose. La pace, contrattata a lungo col re Pietro IV, fu poi in realtà firmata dal suo successore, il figlio Giovanni I il Cacciatore, nel 1388. Intanto era morto anche il piccolo Federico Doria: al suo posto fu nominato Giudice di Arborea il fratello minore, Mariano V. Con il marito Brancaleone ancora nelle mani degli Aragonesi, Eleonora dovette accettare a denti stretti una situazione difficile. Il nuovo re d’Aragona, Giovanni I, riportò nuovamente il territorio del Giudicato di Arborea all’interno dei confini segnati sino al 1353 e facilitò l’insediamento di numerose famiglie iberiche nelle terre del Regno di Sardegna.

Brancaleone fu liberato soltanto nel 1390. In tutti quegli anni, Eleonora aveva saggiamente amministrato il potere nel Giudicato, suscitando l’ammirazione e la stima dei Sardi. Ma fu il suo mito, nato con i Falsi d’Arborea, che nel XIX secolo ne fece una eroina. Eleonora morì tra i mesi di maggio e giugno 1403,  probabilmente a causa della peste che stava decimando la popolazione in Sardegna dall’inizio del Quattrocento. Ma la grande Giudicessa aveva fatto in tempo a emanare una nuova edizione della Carta de Logu, codice di diritto civile e penale, che è uno dei documenti più importanti della storia della Sardegna, e la cui stesura, in lingua sarda arborense, è attribuibile a tradizioni giuridiche differenti e probabilmente anche a un gruppo di giuristi di provenienza non solo isolana. La Carta de Logu rimase in vigore sino alla promulgazione del Codice Feliciano, nel 1827.

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