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La “musca macedda” e il contadino

La “musca macedda” e il contadinoRacconta la leggenda che il nuraghe Erra, nel territorio di Siurgus Donigala (Trexenta), un tempo fosse abitato da una gigantesca e mostruosa “musca macedda” (moscerino che attacca le coltivazioni erbacee: alcune iconografie ci mostrano San Sisinnio nell’atto di calpestare un nugolo di questo insetto nocivo). Un giorno la mosca, che era dotata di poteri malefici, si trasformò in un’avvenente giovane.

Un contadino che passava da quelle parti con due buoi la vide e rimase colpito dalla sua rara bellezza. La donna lo invitò ad entrare nella sua casa, e l’uomo non se lo fece ripetere due volte. Entrato nel nuraghe Erra, il contadino vide gioielli e altri beni preziosi, accatastati in grandi quantità: intuì che c’era qualcosa di strano in tutta la faccenda, ma cercò di non farlo capire alla donna. La quale disse all’uomo di scegliere uno dei tanti gioielli: era un regalo per lui, quale segno di ospitalità.

Il contadino indicò due campane in bronzo, sicuramente gli oggetti di minor valore tra i tanti in bella mostra. La donna lo guardò stupita. L’uomo le chiese di attenderlo qualche minuto: il tempo di appendere le campanelle ai suoi buoi e sarebbe rientrato. La donna annuì. Ma il contadino, una volta fuori dal nuraghe, ostruì l’ingresso con un gigantesco masso e scappò verso il suo paese. Da allora, la “musca macedda” non si è più vista.

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